La settimana ENOica: 11/17 ottobre

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Le descrizioni dei vini qui riportati, sono i miei assaggi personali effettuati nella quotidianità della sfera privata e/o professionale. Per via del numero crescente e della vastità di tipologie degustate, ho sentito una reale esigenza di condividere tali esperienze con gli altri e di divulgarle con una cadenza settimanale. Le bottiglie in oggetto sono di mia proprietà e sono state custodite in condizioni idonee per la conservazione del vino.

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Francia Alta Savoia Ayse
Domaine Belluard - Les Perles du Mont Blanc 2010
Sboccatura 03/2014

Méthode Ayse Traditionnelle, un piccolo gioiello dell’arte della spumantizzazione, che nasce nella montagna dell’Alta Savoia e deve il suo carattere fruttato – minerale all’impiego di un vitigno autoctono denominato Gringet e alla sua elaborazione. Una realtà poco conosciuta, protetta dai monti che la contornano e forse proprio per questo ha mantenuto una solida identità, così presente nelle caratteristiche dei vini che vi nascono. Le poche bottiglie prodotte, sono il frutto della caparbietà e di una forte volontà di Dominique Belluard a preservare l’unicità territoriale dei più vecchi vigneti alpestri, 10 ettari sui 20 totali appartengono alla sua maison. I numeri esigui concepiti nel regime della biodinamica testimoniano che le peculiarità e le diversità dei territori possono rappresentare la chiave del successo enologico. Nulla da invidiare alla Aoc Champagne, il Gringet tiene alta la bandiera della categoria bollicine, sorprende, appaga e si fa desiderare per il suo fascino di riservatezza. Nitidi e precisi si riscontrano i ricordi di gelsomino, mela limoncella, litchi, avocado e melissa con un incisivo l’ecco di mineralità alpestre.

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Francia Borgogna Macon
Domaine Guillot – Broux Macon – Villages 2013

Alcuni vini, ci portano per mano e a occhi chiusi, direttamente nel loro luogo di origine, sono talmente veri ed autentici, che neanche le distanze e un diverso ambiente riescono ad influire sulla loro fisionomia. A Cruzille, nella parte più meridionale della Borgogna, a circa una trentina di km da Macon, verso il nord, dove il panorama paesaggistico non risponde ad elementi contraddistinti ma forma un habitat di artistica fusione: la natura governa su ogni creazione.

Non amo rimarcare “il discorso del biologico” e lascio al vino il compito di trasmettere tali informazioni, come nel caso di questo Chardonnay, infinitamente comunicativo che con la sua forza viscerale ci fa comprendere quanto possano risultare scontati i termini con i quali talvolta vengono glorificati questi vini. La Domaine, di fatto, dall’inizio della sua costituzione (metà anni ’70), ha lavorato sempre nel biologico, e solamente dal 1991 lo riporta nell’etichetta, nel frattempo la produzione dei vini ha proseguito nel pieno rispetto delle esigenze ambientali. È sbalorditivo come la semplicità e la modestia diventino il perno moncone di un vino, riproposte in un quadro di felicità campestre dalla vegetazione erbosa di grande pulizia e sottigliezza.

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Friuli Collio Cormòns Zegla
Edi Keber - Collio Rosso 2008

Risentire a distanza un vino verso il quale i miei affezionati clienti in quel di Roma mostravano un misto di affetto/rispetto, evoca in me uno stato di tenero ricordo.

Nell’universo vino, le distanze fisiche costituiscono spesso e volentieri dei limiti che nella maggior parte dei casi vengono annientati da come un produttore riuscirà a relazionarsi con l’esterno, diffondendo la propria storia, la propria tradizione e la propria cultura vitivinicola.

Il modus operandi di Edi ha avvicinato il pubblico più vasto al concetto produttivo del Collio abolendo le ristrettezze regionali legate alla modica conoscenza dei “vini territoriali”, specie a livello nazionale, e la "K" posta al centro di ogni sua etichetta – il segno distintivo dell’azienda, che ha assunto un ruolo di coscienziosa autorevolezza nei confronti del consumatore finale.

Con queste prerogative e memore di innumerevoli assaggi, che mi hanno avvicinato alla natura dei vini del confine, riscontro nel Collio 2008, che è un blend di Merlot (in prevalenza) e Cabernet Franc, una chiara impronta territoriale alimentata dalla costante presenza minerale e sapidità di fondo. Pur avendo perso una buona parte della freschezza vitale, i sette anni di vita offrono ad oggi un bouquet di un’intensa profondità fruttato – balsamica: mirtilli essiccati, cardamomo, coriandolo, vaniglia, noce moscata, caffè, mirra, capperi, salamoia, grafite, sasso del fiume, tutto bello e composto.

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Friuli Collio Oslavia Tre Buchi
Radikon Merlot 1997

Adesso desidero parlarvi di un vino rosso, un Merlot per la precisione, nato ad Oslavia nel Collio Goriziano. Il signore che l’ha prodotto si chiama Stanislavo Radikon, detto Stanko, è un naturalista, e dal 1995 ha abolito totalmente l’utilizzo di anidride solforosa in cantina.

Non so quanto possano essere incisivi questi dati ai fini del puro assaggio, svolto nella piena libertà e privo di ogni pregiudizio, ma la verità è questa: il Merlot in questione non è stato ancora codificato. Per lo sconcerto dei “merlottisti” vi annuncio un cambio di rotta: dimenticatevi della sconfinante e grossolana opulenza, dei muscoli scolpiti e del petto teso, della straboccante fruttuosità e della preponderante morbidezza che invece saranno un vago ricordo della vostra idea su questo vitigno. Siate pronti, invece, a constatare la leggiadra camminata di uno che gira sui trampoli per la gioia di tutti quelli che hanno preso il biglietto per assistere ad un raro spettacolo (io ci faccio l’abbonamento!).

Dopo cinque anni di permanenza in legno, il vino viene rinchiuso nella sua definitiva location, la bottiglia ovviamente; questo sarà un percorso lungo e articolato, durante il quale il vino acquisirà in finezza, smorzando le eventuali spigolosità.

Ripropongo nell’ordine sparso, ma cronologicamente corretto, gli appunti della domenica 11 ottobre:

  • Naso: sensazioni iniziali: articolato e privo di difetti, unico - Oslavia; china, radici, alloro, foglie di tabacco, corteccia, marzapane, carrube, capperi
  • Sensazioni tattili: suadente, equilibrato e viscerale, con una nota pseudocalorica piuttosto presente
  • III Bicchiere: tamarindo, foglie bagnate, castagne, macis, ginepro, prugna rossa nel finale
  • Acidità: lusinghiera, tiene il palco
  • Bocca: agile, inusuale, magra, sorso in espansione stratificata
  • Struttura: in piedi e ben ancorata
  • Nella totalità: soddisfacente, appagante e comunicativo.

Emana sensazioni di torpore autunnale, del sole basso e tiepido e della nebbia nelle sfumature rosso castano e ruggine.
Confettura di lamponi, sale del Himalaya, un sale stupendo.

Il sale sta al vino come il profumo sta al fiore, è la sua completezza
— Agnes Futa
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