La settimana ENOica: 1/7 novembre

Le descrizioni dei vini qui riportati, sono i miei assaggi personali effettuati nella quotidianità della sfera privata e/o professionale. Per via del numero crescente e della la vastità di tipologie degustate, ho sentito una reale esigenza di condividere tali esperienze con gli altri e di divulgarle con una cadenza settimanale. Le bottiglie in oggetto sono di mia proprietà e sono state custodite in condizioni idonee per la conservazione del vino.

di Agnes Futa

Les Rachais Brut Nature 2009

Champagne
Francis Boulard
Chardonnay 100%
Dégorgement 18 aprile 2014

Preciso e puntuale Les Rachais, sintetizza la potenza strutturale dello Chardonnay e della la sua estrema finezza. Gli champagne non dosati come questo, hanno un carattere dai tratti decisi e concreti, il vino non è mascherato dall’aggiunta dello sciroppo, come avviene nella maggior dei casi, alla fine dell'articolato processo di spumantizzazione. Naturali quindi sono tutte le componenti che convertono in questa bolla, dalla selezione massale della cultivar dove le qualità sono fisse ed irripetibili per almeno 3 – 4 generazioni, alla coltura biologica e all’osservanza della biodinamica e del suo calendario lunare.

L’azienda è certificata al 100% Bio e oggi è guidata da Francis Boulard e sua figlia Delphine, dai 3 ha di vigneti si tirano originali tipologie di champagne, molto personali e conformi al pensiero del loro ideatore, Francis. Il vino vinifica interamente nel legno piccolo di quercia e successivamente cambia più volte i fusti in base alla loro età ed e quindi la capacità di interazione con ambiente esterno. Inizialmente all’assaggio può sembrare scostante, come il suo artefice, ma la sensazione non tarda ad allontanarsi appena il vino prende forma del bicchiere.

Quello di F.B. è uno stile assai elitario, chiaro e ben definito, nonché fedele al suo stato di appartenenza categoriale. Perciò quello che troviamo al suo interno non è casuale bensì fortemente voluto.

La biodinamica apporta al vino più complessità, comunica il terroir con più versalità e apertura, esaltando le note di mineralità con un’incisività dilagante. Al naso possiamo aspettarci di intravedere chiazze inebrianti, dal frutto acerbo a quello appassito e una serie di riconoscimenti di progressiva estensione. Il bicchiere successivo sarà di una fattura diversa, e quello dopo muterà ancora, l’evoluzione non cessa mai, non è nel suo DNA.

Intanto diamo voce alle vigne, signore che hanno toccato gli “anta”, e al loro coinvolgente fascino e raffinatezza: aneto, mela limoncella, cumino, talco, scorza di arancia, pinoli, foglie secche, cardamomo verde, tè Assam, cenere, fieno, pesca sciroppata, anice stellato, Ylang – Yang e tè bianco Pai Mu Tan nella calibrata chiusura.

Francia Champagne Cauroy – lès - Hermonville


Brunello di Montalcino 2008

Caprili
Italia - Toscana - Montalcino
Sangiovese Grosso 100

Alcune bottiglie si odorano anche vuote e dopo tanti giorni che sono state aperte, come questa bordolese al trentunesimo giorno dalla stappatura emana ancora un sottile e profuso bouquet del suo essere. Mi è capitato di notarlo in un’altra occasione e guarda caso si trattava di un Rosé di Boulard, che ha lasciato un po’ di vita in fondo alla bottiglia.

Questi sono gli effetti di una lavorazione in vigna/cantina che pongono attenzione alla naturalità delle uve sane, una successiva vinificazione volta ad estrarre l’essenza che darà vita a un mosto ad hoc, pronto per essere adeguatamente affinato. Le pratiche sono antichissime e coabitano in stretta correlazione tra il terroir e la tradizione. La consapevolezza della propria dimensione e il rispetto delle parti è fondamentale nel plasmarsi di un vino.

I Bartolommei questo lo sanno e hanno sempre tenuto conto dell’importanza identificativa territoriale. Il Sangiovese è uno strumento tangibile ed efficace nella comunicazione ilcinese, e in questa realtà vinicola ha trovato da sempre un valido dove stare e dove affinare il proprio carattere per dar il meglio nel futuro. Da tradizionalisti come sono, i fratelli Bartolommei raccolgono i frutti delle loro scelte stilistiche e del loro operato più che trentennale. Sono in grado di offrire al mondo degli appassionati (di cui molti convertiti alla botte grande) specificità delle loro vigne, rappresentando degnamente la categoria Brunello.

Andando all’analisi olfattiva di questo 2008, il primo impatto è legato alla sua tipicità: questo vuol che in una degustazione alla cieca, il corredo olfattivo di cui è dotato ci ricondurrà al territorio di sua provenienza, al vitigno e al produttore stesso, perché no.

Idem per il colore, le tinte amalgamate di rosso tabacco quasi da sottobosco autunnale parlano Sangiovese, la massa si muove lenta e compatta tra i bagliori accesi della sua vitale trasparenza.

I profumi sono quelli, di grande impatto emotivo e coinvolgenti, un naso meridionale appoggiato su una dilagante mineralità.

C’è una bella progressione e un’apertura verticale dove marciano in molti: rabarbaro, foglie di tabacco kentucky, capperi sotto il sale, rosmarino e prugna bella rotonda e matura. Si intravedono in seguito, la cotognata, giuggiole, lapis e inchiostro, nel finale fuoriesce un ricordo di arancia amara e petali di violette. La freschezza e il tannino, sono molto presenti e già collaudati, hanno tessuto la trama e nel futuro reggeranno l’impalcatura.