La settimana ENOica: 15/21 novembre

Le descrizioni dei vini qui riportati, sono i miei assaggi personali effettuati nella quotidianità della sfera privata e/o professionale. Per via del numero crescente e della la vastità di tipologie degustate, ho sentito una reale esigenza di condividere tali esperienze con gli altri e di divulgarle con una cadenza settimanale. Le bottiglie in oggetto sono di mia proprietà e sono state custodite in condizioni idonee per la conservazione del vino.

di Agnes Futa

Le bout du Clos

Champagne Grand Cru Extra Brut
Collection Lieux-Dits
Jacques Selosse
Francia Champagne Ambonnay
Pinot Noir 100%
Dégorgement 24/02/2011
Récoltant Manipulant

Anselme Selosse ha trasformato il modo tradizionale di elaborare le bollicine in una sua filosofia del tutto insolita, che si basa su una particolare estrazione del frutto e, nel caso di Subastane, nell’applicazione del Metodo Soleras, che apporta una maggiore complessità e ricchezza aromatica – estrattiva alle cuvée.

Un modo rivoluzionario, nonché innovativo, per questa categoria di vino, che in Italia è stato accolto a braccia larghe, e che a tutt’oggi conta numerosi seguaci appassionati.

La tipologia in questione appartiene ad una delle ultime invenzioni di Anselme, e fa parte di una linea denominata Lieux – Dits, che è rappresentata da sei territori: Mareuil sur Ay, Le Mesnil sur Oger, Ambonnay, Avize, Ay, Cramant.

Per quanto si possa considerare l’approccio al vigneron di Avize inedito, bisogna riconoscere altresì, che il suo innato modus operandi da un condottiere estroso, risulta efficacie e valorizzante nei confronti delle diversità territoriali della regione Champagne. Ad ogni sua creazione/etichetta possiamo issare una bandiera nel luogo di provenienza - nel segno dell’appartenenza e della fedele l’interpretazione, che è il tratto distintivo del vino stesso.

Le bout du Clos Ambonnay Grand Cru nasce nel 2012 da una vecchia vigna situata nel villaggio di Ambonnay, classificato a Grand Cru. Essendo elaborato dal Pinot Noir in purezza, si ottiene un Blanc de Noir dalla solida struttura, da un gusto secco e deciso, stemperato dalla presenza fruttata e dalla grassezza aromatica. Il perlage sottile delle molteplici bollicine conferisce, nella fase dell’assaggio, uno stato di completezza, governato dalla forza esplicita di gesso – sale – minerali.


Saint Peray Version 2012

François Villard
Francia - Rodano Settentrionale – Saint Michel sur Rhone
Marsanne 75% Roussanne 25%

Per François Villard ogni annata prodotta corrisponde ad una versione a sé stante. Il discorso, lo condivido pienamente, e non nascondo la mia curiosità di fronte a tale dicitura in etichetta, che vuole porre l’accento sulla temporaneità specifica del ciclo vitale di un vino.

C’è una maggiore consapevolezza da parte del produttore nel trasmettere le nozioni al consumatore, rendendolo partecipe di un processo, volto a sviscerare la vera natura del frutto della terra; riconducibile appunto all’andamento annuale.

Una parentesi sull’aspetto comunicativo era dovuta da parte mia, ed è stato proprio questo sottile messaggio a farmi stappare la bottiglia. Il vino proviene dalle vigne situate nord del Valle di Rodano, e nasce dall’unione di due qualità a bacca bianca tipiche della zona: Marssanne e Roussanne - uve resistenti e rustiche per eccellenza. Il connubio fra i loro esteri dà dei risultati interessanti, si integrano a vicenda mostrando un carattere di formosa agilità, proporzionata muscolatura e scalpitante freschezza. Il suolo di matrice granitico/argillosa e l’utilizzo della barrique di 3°/5° passaggio, apportano quella sottigliezza finale che rende l’assaggio vivo ed energico.

Il desiderio di esserci del giovane Villard si recepisce, ed è un altro caso della smisurata audacia da parte dell’uomo, che alimenta la tendenza di farsi interpreti/testimoni del proprio territorio.

Il vino riflette i colore e le sensazioni del suo terroir, e non si snoda di un decimo dall’obiettivo iniziale: toni oro antico riconducono ad una frutta esotica e verdeggiante, sottobosco e fiori mediterranei. Il nord si fonde con il sud, senza che nessuno prevarichi l’altro.

Italia Toscana Tenuta Tignanello
Antinori Tignanello 2005
Sangiovese 85% Cabernet Sauvignon 10% Cabernet Franc 5%

È un vino che ha segnato la storia enologica italiana, diventando una pietra miliare, che ancora oggi si presenta in gran forma, rispettando sempre la filosofia nella quale fu concepito nel lontano 1970 – la sua prima annata.

Uscì con il nome di Chianti Classico Riserva vigneto Tignanello, era il primo Sangiovese ad affinarsi in piccole botti di rovere e il primo rosso ad essere assemblato con varietà non tradizionali, quali Caberenet Sauvignon e Caberent Franc, che nell’anno 1975 hanno definitivamente rimpiazzato il classico blend di Canaiolo, Trebbiano e Malvasia.

Il vino viene prodotto esclusivamente nelle migliori annate, considerando che 7 annate non sono state prodotte in quanto ritenute minori, quindi, prive dei requisiti prefissati, siamo di fronte a 4 decenni di storia di vinificazioni, equivalenti a 38 vendemmie.

Il vigneto Tignanello (57 ha) è suddiviso in piccoli appezzamenti e poggia su terreni di origine pliocenica, tendenzialmente magri, di cui lo scheletro è costituito da alberese e galestro. Aspetti di primaria importanza, che assieme alle condizioni climatiche, legate alla posizione geografica, favoriscono la creazione specifica di questo terroir unico.

Tignanello è dotato di una leggiadra eleganza, risulta armoniosamente equilibrato e ha un carattere che non risente particolarmente della stagionalità climatica. Mantiene un profillo olfattivo estremamente lineare ed educato, i suoi profumi di frutta matura, fiori appassiti e note marine gli aprono le porte alle più prestigiose tavole europee, rappresentando degnamente l’Italia del vino nel mondo.

La sua composizione, perfetta ed indovinata, è il baluardo della sua salvaguardia.

Il 2005 si pone ancora giovane e contratto, e in questa fase evolutiva fa emergere i lati duri della sua identità toscana. Il Sangiovese non fa sconti a nessuno e ne servirà di tempo prima che le note di freschezza si smussino e i tannino si polverizzi attraverso un lento processo di affinamento. Le grandi uve generano grandi vini, e i grandi vini amano la cantina dove possono trascorrere i loro anni migliori, nella speranza di diventare sempre più buoni, armonici e nello stesso desiderabili.