Vini fuori le |RIGHE|: Radici Taurasi 1991

In questa rubrica descrivo i vini che mi hanno particolarmente colpito; li ritengo unici e appartenenti alla cerchia dei miglior assaggi della mia vita - perciò denominati – “Fuori le Righe”.

di Agnes Futa
Mercoledì, 5 ottobre 2016

Mastroberardino – Radici Taurasi 1991 

Una tenuta nel tempo stupefacente!

Radici si mostra armoniosamente proporzionato, sottile e di misurata finezza. Un quarto di secolo trascorso lentamente ha consentito a questo rosso – l’anima del Sud – di tessere una trama sottile ricca di contenuti. Rielaborazione della materia prima eccellente, tramutata in una precisa lettura dei capitoli ha dato vita alla sua forte identità.

L’Aglianico gode di una lunga storia, è stato introdotto in Irpinia ad opera dei Greci intorno al VII – VI a.C., e la sua presenza sul territorio non è stata mai interrotta.

Le condizioni pedoclimatiche risultano ideali per la sua coltivazione: l’altezza e le forti escursioni termiche caratteristiche della zona pedemontana favoriscono la creazione del bagaglio odoroso di un futuro vino ritardando sensibilmente l’epoca della vendemmia che si protrarre fino alla seconda decade del mese di novembre.

Un altro aspetto rilevante nella produzione di Radici risulta essere l’utilizzo delle botti nella fase della maturazione, che in questo caso sono grandi e originarie della Slavonia.

Per le uve Aglianico che per natura preservano un profilo di incisiva tannicità nonché una sostanziale presenza acido–polifenolica un graduale interscambio con l’esterno conferisce la desiderata morbidezza in grado di nobilitarne le peculiarità del futuro Taurasi.

Vorrei sfatare un mito circa i vini rossi meridionali, che spesso ancora ad oggi sono considerati come vini pesanti e talvolta addirittura grossolani. Nulla di tutto ciò: gli esempi di una viticoltura qualitativamente affermata si possono moltiplicare e, il Radici di Mastroberadino ne è una tangibile prova.

Il progresso nella materia enologica del Belpaese non si è più arrestato. Dagli anni ottanta dove purtroppo l’Italia si vede coinvolta nello scandalo di metanolo ad oggi, la consapevolezza di agronomi, enologi e dello stesso consumatore finale hanno prevalso sull’ignoranza e sulla non conoscenza.

Mettere a punto alcuni aspetti della fase produttiva del vino ha consentito di valorizzare appieno il patrimonio ampelografico italiano dando vita alle straordinarie espressioni di Aglianico, Nebbiolo, Sangiovese e Nerello Mascalese negli ultimi tempi.

L’Aglianico odierno sa essere desiderato e le versioni d’antan come questa di Radici del 1991 si possono apprezzare con grande riconoscenza e stupore.

Venticinque anni gli hanno donato classe ed eleganza sfociando in un sorso leggiadro di graziosa bevibilità.

È stato sorprende il suo frutto vitale ancora presente, l’intreccio di humus e sottobosco integrati alla dominante presenza di origine minerale.