Vini fuori le |RIGHE|: Granato 1999

In questa rubrica descrivo i vini che mi hanno particolarmente colpito; li ritengo unici e appartenetti alla cerchia dei miglior assaggi della mia vita - perciò denominati – “Fuori le Righe”.

di Agnes Futa

 

Foradori Granato 1999

Italia - Trentino Mezzolombardo
Teroldego 100%
Vigneti: 4 ettari di diverse parcelle – Sistema di Allevamento: antica pergola del Campo Rotaliano – Suolo: terra alluvionale ghiaia/ciottoli
Fermentazione: tino aperto
Maturazione: 15 mesi in botte grande
Produzione annua di Granato: 20.000

Per fortuna che di questo nettare - ogni anno - si generano attorno a ventimila bottiglie! Una cifra piuttosto esigua, considerando il fatto che al mondo vivono più di 6 miliardi di persone. Ma, d'altronde, qui siamo nel mondo della realtà artigianale governata dalle leggi cosmico-naturali, e non di certo nella catena di montaggio di una qualunque fabbrica.

La natura è generosa e scientificamente ripetitiva, e oltre che a donarci i liquidi preziosi ed altrettanto unici nella loro concezione, mette in programma con una cadenza magistrale e ciclica la nascita dei suoi frutti.

Granato! Ho avuto diverse, se non numerose, occasioni di assaggiarlo: l’ho cercato e l’ho trovato nella sua raggiante performance di sempre, in quanto il vino per le sue caratteristiche intrinseche rientra negli standard concettuali–qualitativi da me ricercati.

Un concentrato di vitalità, di una spaziale profondità e di un promettente futuro!

Evolve si, evolve bene: si dona e si apre come un fiore in calda sera d’autunno, senza timore di vivere anche le basse stagioni.

Dal colore vivo e lucente, le mescolanze rubino a mo’ di Raffaello Sanzio, calde e fastose si intrecciano nei barlumi del sottile cristallo riflettendo un manto fitto da sfumature granato.

La veste cromatica rimanda sull’olfatto nelle proporzioni equiparate di proiettate lunghezze; una magistrale corrispondenza visivo-sensoriale.

In primis affiora l’equilibrio: l’assaggio si rivela pieno ed armonioso, dotato di una reale nonché appagata completezza; il vino si mostra emancipato e di composta personalità.

Teroldego dall’anima profonda e gentile, dirama il suo essere tra la nordica eleganza e il linguaggio diplomatico ed estremamente comunicativo.

Se dovessi associare questa bottiglia ad una città avrei scelto Istanbul, dove le culture si fondono senza prevaricare l’una sull’altra e, grazie a tale connubio, integrandosi, le diversità danno vita al magnifico splendore dell’esistenza dell’insieme.

Alla parte orientale vanno i frutti maturi e le spezie dalle interminabili sfumature – melograno e cardamomo nero per intenderci, a quella occidentale le sensazioni più verdi e sassose – humus, muschio, grafite, sasso alluvionale, iris e la distesa di erbe officinali spazzate dal vento.

Il mio consiglio - nella vita privata - tenerlo in cantina e farlo conoscere a coloro cui vogliamo bene – nella vita professionale – tenerlo nella Carta dei Vini, se possibile anche una verticale.