La Settimana ENOica: 3-9 gennaio 2016

La batteria è stata degustata nell’ambito delle mura domestiche tra persone che apprezzano i vini con qualche anno sulle spalle.

Avendo tutti quanti un’esperienza di assaggio diversa, e non essendo ancorati al rigido protocollo di regole, che avrebbero in qualche modo causato un giudizio uniformante se non addirittura fuorviante dalla verità oggettiva,le osservazioni erano democraticamente libere e basate sulla percezione gusto-olfattiva del soggetto.

Mi è capitato di notare in questi casi una cosa interessant: le persone ,pur non avendo una conoscenza/preparazione come potrebbe avere un professionista, sono in grado di individuare le bottiglie più “buone”, cioè quelle che corrispondono agli standard qualitativi altissimi equiparati al prezzo del mercato anche esso del valore della fascia più alta.

Per dirla tutta, il vino più interessante lascia vuoti i calici e le bottiglie finiscono in fretta; è un misuratore piuttosto spartano ma assolutamente attendibile e di facile attuazione.

Ritornando ai magnifici Otto, c’era chi era in forma migliore dell’altro, e non sono mancate le sorprese e qualche piccola delusione.

Il primo posto era conteso tra il diciottenne Brunello e il quarantenne Premier Grand Cru Classé, qui la questione si è fatta sottile; due fuori classe analogamente perfetti si distaccavano per il puro dato anagrafico, infatti il Sangiovese continuava a scalpitare mancando di quella pacata armoniosità di cui era dotato il bordolese. Vinse nolente o volente lo Chãteau Haut Brion annata 1975.

Constatato il vincitore, non si è più ottenuto un voto unanime per tutti gli altri, tralasciando per ultimo il Monfortino per via della sua performance non all’altezza del suo nome, le opinioni erano piuttosto discordanti in quanto, in quella fase di assaggio dove oramai il dado era stato tratto – ha prevalso più che il gusto personale – la storia individuale di ognuno di Noi partecipanti, basata sulle esperienze personali e legata ad un vitigno maggiormente amato/degustato nel corso della vita.

Le differenze tra un Sangiovese, un Aglianico oppure un taglio bordolese sono tangibili, e non possono incontrare lo stesso impatto sul palato, la loro interpretazione scaturisce appunto dal tempo trascorso, che corrisponde alla conoscenza intrinseca della materia prima, e il suo conseguente apprezzamento.

Una cosa va sottolineata, la qualità è sovrana, e come tale dovrebbe esser riconosciuta da tutti, d’altronde non è difficile come azione, risulta molto più arduo scovare dei difetti.

Vorrei fare una riflessione...

“Gli incontri come questo sono utilissimi, ci permettono di acquisire maggiori conoscenze, aprire la mente ed essere più consapevoli della biodiversità che ci circonda e che costituisce un reale patrimonio delle varietà della Vitis Vinifera, dei suoli, dei climi, della cultura stessa e delle tradizioni.”

Ho cercato di redigere una sorta di classifica assegnando ad ogni vino il suo punteggio.

Non essendoci una linearità sia nell’annata sia nel vitigno, ribadisco, la valutazione assai complessa tiene conto del nostro bagaglio culturale e risiede nell’onestà e rispetto della categoria.

Dom Perignon 1996
Möet et Chandon

Epernay, Champagne, Francia
Chardonnay 55% Pinot Noir 45%
Bottiglie prodotte: 5.000.000
Provenienza Vigneti Chardonnay: Cramant (Les Buissons), Chouilly (le Mont Aigu), Le Mesnil – sur – Oger (Les Moulins, Les Joyettes) in più diverse parcelle ad Avize
Provenienza Vigneti Pinot    Noir: AŸ, Bouzy, Verzenay, Hautvillers
Négociant Manipulant

Apertura di un Dom Perignon ha qualcosa di mistico e molto rispettoso. Forse perché nella memoria collettiva la figura del Frate di Hautvillers riveste un ruolo dell’ideatore lungimirante a cui non bisognerebbe mai mancare di riconoscenza del suo operato. La Cuvée continua a generare i numerosissimi seguaci anche nelle giovani generazioni, e la storia di colui che creò lo Champagne si colora di continuo.

Il 1996, è ritenuto uno dei Millesimati che passa alla storia nella produzione dello Champagne, ma in questa versione, per certi sensi bizzarra in quanto distante dallo standard basato soprattutto sul magistrale bilanciamento, si è percepito piuttosto una sorta di competizione tra le componenti: concentrazione/equilibrio.

Accezione assai tecnica, utile agli addetti ai lavori, tuttavia le bollicine e il suo basso dosaggio di 7g/l lo rendono appetibile e particolarmente adatto all’aperitivo.

90+/Bere Adesso

Taurasi Riserva Vigna Cinque Querce 2005
Salvatore Molettieri

Montemarano, Campania, Italia
Aglianico 100%

Dietro a questa bottiglia c’è un lavoro importante, una vigna datata, e di conseguenza delle grandi uve. Aglianico trattato con i dovuti accorgimenti e i legni adatti, non tarda a premiare l’impegno e la serietà di colui, che si è apprestato a gestirlo.

Un carattere selvatico e molto personale, si proietta con la naturale leggerezza nella struttura solida, concatenata ed indissolubile. È un piacere berlo, carpire le sue note e apprezzare l’aggregazione tra di loro. Il risultato si presenta sotto la forma di un seducente bouquet di piccoli frutti boschivi, spezie scure e pot – pourri, ad integrare si uniscono le sensazioni di natura animale, erbe del pascolo, fieno e rosmarino. Un bel quadro bucolico di purezza campestre.

91+/Pronto da Bere

Brunello di Montalcino Riserva 1997
Case Basse

Montalcino, Toscana, Italia
Sangiovese Grosso 100%
Vigneti: Sud – Ovest di Montalcino

Sembra un Cavaliere Solitario il Brunello di Gianfranco Soldera: ricco di classe e personalità, ma soprattutto di altissima qualità concettualmente voluta e ottenuta.

Molto vicino alla natura, al suolo e alle piante che circondano i vigneti della tenuta, un ecosistema esistente e vitale, che nel vino apporta la linfa e l’energia indispensabili per la materia prima e il processo dell’invecchiamento. La forza e il carattere del vino lo rendono atletico e gli consentono di migliorare continuamente la sua performance. La pulizia e la precisione rappresentano i punti saldi dell’eco olfattivo, l’impatto al palato avverte della proporzionale distribuzione acido – salina. Il tannino dalla veste carezzevole e setosa rimanda ad una fittezza delineata dalla presenza fluttuante appesa nell’aria.

Un Diciottenne ancora nell’avvenire della sua pienezza potenziale, ci ha stupito e ci ha fatto riflettere di come si può valorizzare un territorio.

95/In Cantina per Altri Due Decenni

Unico 1991
Vega Sicilia

Valbuena De Duero, Castiglia e Leòn, Spagna
Tempranillo, Caberent Sauvignon
Bottiglie prodotte: 98.098
Bottiglia N°: 56.717 Bottiglie Bordolesi, 2.222 Magnum, 132 Doppie Magnum

Una maturazione di dieci anni circa in legni diversi con un successivo affinamento in bottiglia di altri tre, è il vino che subisce il più lungo processo d’invecchiamento dell’isola iberica, acquisendo una complessità straordinaria che lo proietta in una vita fatta di glorie e allori.

Ci vuole del tempo per apprezzare L’Unico, i suoi ventiquattro anni svelano solamente in parte la pienezza gusto – olfattiva del suo divenire. Estremamente fine ed elegante, differentemente da quello che si possa pensare, il corpo si dispiega sull’elasticità di leggiadra struttura. Anche la parte olfattiva si pone distintamente quieta e precisa, gli effluvi di macchia mediterranea si mescolano alle note più scure di natura granitico – salmastra. La duratura persistenza del sorso consente di constatare il suo essere nobile raffinato, sapientemente tannico e coeso. Il tannino gioca un ruolo rilevante, la sua presenza con la conseguente polimerizzazione rientra nei tratti distintivi attribuiti alla sua filosofia. Bodegas Vega Sicilia.

94/In Cantina per I Decenni

Morellino di Scansano 1994
I Botri

Scansano, Toscana, Italia
Sangiovese 75% Prugnolo Gentile 10% Alicante 10% Ciliegiolo 5%

Devo ammetterlo, la Riserva Maremmana non ha avuto un compito molto facile, cioè quello di mettersi accanto, e non a confronto con gli amici di cordata. Servita alla cieca, ha suscitato comunque un vivo interesse e nessuno dei commensali ha immaginato che la sua identità fosse legata al territorio scansanese.

Un vino in perfetta forma, autentico e ricco di risorse. La prevalenza di Sangiovese ha consentito al suo graduale - fisiologico miglioramento, e le atre uve hanno contribuito alla specifica impronta caratteriale di cui sono dotate le Riserve di I Botri. Ci è piaciuto il frutto puro e pulito, la corrispondenza gusto – olfattiva e la successione cadenzata della trama tannica. Dopo essersi aperto, ha mostrato un totale equilibrio, la facilità di beva e coinvolgimento dei sensi. Un Grande vino rosso.

92/ Può Riposare Ancora Qualche Anno In Cantina

Barolo Riserva Monfortino 1988
Az. Agr. Giacomo Conterno

Monforte d’Alba, Piemonte, Italia
Nebbiolo 100%
Bottiglie prodotte: 7.000/10.000

Capita anche ai grandi e ai famosi di non essere pienamente in vena. I momenti di bassa sono dettati dal corso della natura, e la cosa mi rincuora parecchio, perché mi fa ricordare, che vino è il frutto di un processo artigianale legato all’andamento delle stagioni. L’azienda più quotata in Langa, dal 1988 guidata da Roberto che sostituì il padre Giovanni. Monfortino nasce a Serralunga dal Vigneto Francia di 11 ha, e di fatto è un Monopol. Matura in legni austriaci di diverse capacità da 38Hl a 106Hl dove permane attorno82 mesi. Le più grandi annate di Riserva Monfortino sono ’85 e ’90, mentre ’89 non è stata proprio prodotta. Il nostro ’88 è la decima edizione della Riserva Monfortino, la prima annata uscì nel 1978, e da allora il vino ha avuto i dovuti riconoscimenti in sia Italia che fuori dai confini nazionali. Erano tante le aspettative su questa bottiglia, e probabilmente la nostra delusione ha avuto un eco maggiore perché legata alla gloria del mito langarolo.

Mi sembra banale di enumerare i vari gruppi di profumi di cui si fregiava ’88, di fronte ad una struttura piuttosto traballante e la generale scompostezza, e a tal proposito preferisco pensare all’insieme del “Contesto Monfortiniano”, e non alla singola bottiglia che non fa testo. Per citare un esempio pratico, nell’articolo redatto da A. Galloni del 05/2015 il’88 all’epoca diciasettenne si prese 94 punti, dopo dieci anni quindi, un ventisettenne si prese un po’ di mal di pancia.

C'est la vie!

Non valutabile

Gevrey Chambertin 1983
Liger–Belair S.A.

Nuits – St - Georges, Borgogna, Francia
Pinot Noir 100%
Négociant – Eleveur

Sono le ultime bottiglie in circolazione, all’epoca il vino veniva elaborato per mano del Conte Liger – Belair legato al Luis Michel Liger della Domaine Du Comte Liger – Belair del Chãteau Vosne – Romanée. Le vigne sono state sempre lavorate dagli stessi proprietari, che dal 2001 hanno deciso di imbottigliare con il proprio nome di Thibault Liger – Belair acquisendo nello stesso tempo le caratteristiche di un Viticulteur Récoltant.

Il vino in sé comunicava il vitigno e il territorio di origine, presumibilmente per via di un’inadeguata conservazione gli è stata tolta la possibilità di una maggiore espansione espressiva. Tuttavia preservava un carattere tipicamente selvatico, che spaziava dai frutti di rovo maturi ma pungenti ai finissimi richiami di piuma nobile e goudron (veste trentaduenne). La versione di un Pinot Noir un po’ astratta e semplicistica, di sicuro appartente alla Borgogna rurale se non ordinaria e concettualmente adagiata. Ci sono dei vini in cerca di un'identità precisa e/o di una guida; lo smarrimento che trasudava da questo Gevrey - Chambertin non era altro che un’anima sfuggente.

89+/Appena In Tempo

Château Haut Brion 1975
Domaine Clarence Dillon

Premier Grand Cru Classé
Pessac - Léognan, Graves, Bordeaux, Francia
Merlot 45,4% Cabernet Sauvignon 43,9% Cabarnet Franc 9,7% Petit Verdot 1%
Vendemmia: 25/09/1975 – 8/10/1975
Bottiglie Prodotte: 120.000/144.000

Quante volte la bellezza e l’armonia dell’essere astratto ci donaattimi di pura dolcezza. Quante volte questa sensazione assume una dimensione spaziale, perché l’abbiamo colto anche nell’aspetto fisico della materia vivente disposta ad un dialogo con Noi.

I sorsi di Château Haut Brion sono dotati di tale forza comunicativa, echeggiano la classe e l’eleganza nella più modesta semplicità. Quarant’anni suonati, non fanno una piega mostrando il potenziale di quel suolo di argilla e di sabbia fine, a ridosso dell’Oceano in quel di Grave. Un blend vincente, quello dei quattro vitigni dove l’1 per cento di Petit Verdot apporta la completezza al quadro cerchiato, finemente desiderato e progettato.

Sicurezza e decisione, le due forze complementari che convivono in simbiosi all’interno di questo vino, ne consegue un felice connubio amplificato dalla inconsueta raffinatezza.

Respiro è lungo e persistente, richiede calma e tempo necessario; gli è dovuta questa concessione altrimenti si corre il rischio di farlo tacere. Dare il vino al vino, offrendogli la possibilità di un dialogo aperto, in modo tale che, risvegli anche in Noi la memoria utile alla sua lettura. Gocce di pioggia sul granito, tramontana e muschio, cassis e bacche di Rovere, fiori di Castagno e fieno di valle umido, legno di cedro e macis, iris e foglie di tiglio, alghe e polpa di riccio, sale e vaniglia.

97+/Da Tenere In Cantina Senza Scadenze

CLASSIFICA

1.   Château Haut Brion 1975

2.   Brunello di Montalcino Riserva 1997

3.   Unico 1991 – Vega Sicilia

4.   Morellino di Scansano 1994 - I Botri

5.   Taurasi Riserva Vigna Cinque Querce 2005

6. Dom Perignon 1996

7. Gevrey Chambertin 1983

N.C. Barolo Riserva Monfortino 1988