Vini fuori le |RIGHE|: Rangen Grand Cru Riesling 2012

In questa rubrica descrivo i vini che mi hanno particolarmente colpito; li ritengo unici e appartenenti alla cerchia dei miglior assaggi della mia vita - perciò denominati – “Fuori le Righe”.

di Agnes Futa

2012 Domaine Schoffit Riesling Rangen Grand Cru Clos Saint-Théobald

Quante volte vi è capitato di assaporare un vino tanto preciso quanto fine? Un vino che rallegra il palato e affina il pensiero? Un vino capace di smussare gli spigoli dei preconcetti stanchi e inattuali (ammettendo che il preconcetto abbia una scadenza...)? Non so a voi, ma a me sempre più di frequente.

E di certo non è un atto di presunzione da parte mia, bensì un dato di fatto che scaturisce dalla natura del mio lavoro, anzi, dal sistema da me adottato. Esso si basa su un minuzioso approfondimento della materia prima (e questa è la parte pratico–razionale), che per essere completata necessita di una presenza vocata all’istinto, quindi governata da un’entità non precisamente definita ma esistente e reale. Vivendo nella condizione di guadagnata felicità, mi ritengo pertanto molto fortunata di poter acquisire ulteriori conoscenze, e soprattutto di saper cogliere una parte dei messaggi che trovo sul mio percorso.

Detto ciò, succede che la cultura e il dovere mi portano in Alsazia mentre l’istinto mi porta a conoscere il Grand Cru di Rangen nelle cittadine di  Thann e Vieux-Thann, già facenti parte della meravigliosa via francigena.

Quando vado a conoscere un vino, berlo è l’ultima azione: tutto inizia dal vigneto, dal suo ambiente e di conseguenza il suo terroir, poi è la volta del produttore e infine quella dell’assaggio.

Rangen mi incuriosiva assai per il suo estremismo territoriale, quello di essere il vigneto più meridionale, più scosceso e totalmente di origine vulcanica. Osservando le ripide colline, le tinte ocra–marroni di numerose sfumature, le curve tondeggianti delle alture, il bosco in alto e il fiume in basso, il tutto inebriato da un sentore di viva vegetazione e macchia fiorita smussate dalle tiepide correnti ventose – il mio vino si è plasmato nel bicchiere.

Lo stesso riflesso fedele ed autentico di un lieux–dits delle montagnette Rangenberg l'ho riscontrato successivamente, mentre mi accingevo all’articolata degustazione presso la Domaine Schoffit – proprietaria del monopol Clos Saint Théobald.

In quel occasione assaggiai tutta la produzione aziendale, iniziando con un energico Chasselas Vieilles Vignes, per proseguire nella numerosa batteria dei Rangen Grand Cru. Così, assaporando peculiarità finora a me sconosciute, ho aperto un altro capitolo nel libro delle esperienze significative della mia esistenza, ed era quello che cercavo ed esigevo per acquisire più completezza sia a livello interiore che professionale.

Il ritmo dell’assaggio era scandito dal tranquillo cambio di bicchieri e da osservazioni nonché utili informazioni: sono state sufficienti poche parole per carpire l’essenza del Rangen. Ho trovato molto utile il contatto fisico con il vino, e scoprire le note dei vitigni già conosciuti provenienti da un suolo così particolare è stata la vera novità. Riesling è un portabandiera indiscusso nella carrellata di Schoffit. È il vitigno più importante, che permette di fare le previsioni sul futuro data la sua capacità d’invecchiamento: la sua stesura temporale dilagata per i decenni consente di conoscerlo al meglio.

Nulla da reclamare sui altri due vitigni – Gewürztraminer e Pinot Gris. Il primo affascina per il suo corredo olfattivo colto e la più fine progressione rispetto ai suoi alcuni corrispondenti che tante volte sovrastano la piacevolezza di beva per via di un’eccessiva carica aromatica. Il secondo, grandissimo Pinot Gris, dalla duplice vocazione per via della sua imponente struttura integrata con la precisione nel corpo del vino, è in grado di affrontare i più esigenti abbinamenti: dagli articolati antipasti a base di fois grais alle carni di selvaggina da piuma, senza omettere il successo con i dessert!

Vini generosi e caratteriali, testimoni di un contesto geografico preciso, reinterpretati sapientemente da Bernard e Alexandre Schoffit, rispettivamente padre e figlio.

Per quanto concerne il Riesling Grand Cru Rangen Clos Saint Théobald 2012, non nascondo di aver paventato la sua giovane età. Avendolo degustato per la prima volta appena imbottigliato nell’estate del 2014, mi affiorava il ricordo di un vino fisicamente energico, compresso e concentrato: infatti per la sua naturale contrazione mi ha concesso appena un preambolo di lettura della sua trama.

Non che io abbia avuto la pretesa di decifrarlo all’istante, ben sapendo che un Riesling Rangeniano lascia il tempo al tempo.

Ed eccoci, dopo 24 mesi circa lo riassaggio, e di conseguenza decido di portarlo in Italia per arricchire la mia selezione e dare la possibilità alle persone di conoscere un vino insolitamente buono.

Si rivela un vino pieno, armonico, elegante, e da una fattura particolarmente distinta: un carattere floreale unito alla tenue presenza di muffa nobile, alla profondità minerale, e alla roccia vulcanica. Un Riesling che presenta una naturale tensione che è la sua dote primaria: gli zuccheri (8,0 g/l) e gli acidi (5,8 g/l) non fanno altro che migliorare tale stato di cose. L’età giovane non gli impedisce di essere godibile ed apprezzato; placidamente si incrociano le sensazioni floreali a quelle citrine posizionandosi in una rotonda Cornice Gaudiana di idrocarburi.

Buono adesso, buonissimo domani, ideale dopo 10 anni e oltre: chi terrà a mente le capacità evolutive di questo vitigno sarà premiato dalla generosità del suo essere.

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